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RAVENNA

Meditazione del Distacco


Guarda alla vita come a una bolla che si dissolve nel vento del tempo, tale è la meditazione del Buddha tra i cadaveri.


Tale è la visione del Maestro Adi Sankara quando dice: "Non sono i 5 elementi, non sono il corpo, né la mente, io  sono il puro Atman".

Corso di Meditazione Vipassana Trascendentale Meditare la coscienza suprema

Corso Meditazione Vipassana Trascendentale. Ravenna

Kena Upanisad


Da chi è sospinto il pensiero nel suo volo?

Da chi è sollecitato il primo respiro?

Da chi è animata la parola pronunciata?

La vista, l’udito, quale dio li comanda?

Ciò che è l’udire dell’udito,

il pensare del pensiero,

il parlare della parola,

il respirare del respiro,

il vedere della vista!

I saggi che vanno oltre queste cose,

lasciato il mondo, diventano immortali.

Là la vista non arriva,

né la parola, né il pensiero.

Non sappiamo, né comprendiamo

come possa essere insegnato.

E’ altro da tutto ciò che è noto

e anche al di là dell’ignoto.

Così abbiamo udito

dalle spiegazioni degli antichi.

Come realizzare la consapevolezza dell' Anima trascendentale

Una domanda per la ricerca interiore: “Da chi è sospinto il pensiero nel suo volo?”


“Chi sta pensando?” si domanda il saggio nella “Kena Upanisad”, e rivolgendo la sua coscienza alla funzione stessa del pensare intuisce che qualcosa di nascosto c'è dietro al pensiero. La nostra indagine sulla coscienza inizia con questa domanda e con le esperienze maturate dai praticanti e maestri dello yoga, come ci sono state tramandate nel brano sotto riportato, tratto dalla Kena Upanisad scritta oltre 3 mila anni fa. Si conoscono 13 Upanisad dell'India pre cristiana, ed esse rappresentano di sicuro il punto più alto della conoscenza spirituale realizzata dai veggenti saggi Arya (ariani) e segnano gli inizi di quell'induismo a cui anche il Buddha si ispirò pur rinnegandolo.


Il veggente yogi è colui che con pratiche di purificazione della vista interiore e di concentrazione ed elevazione meditativa, ricerca la perfetta trasparenza di visione per imparare a distinguere il vero Sé originario (Atman) da ciò che vi si è sovrapposto ed è stato acquisito con il tempo e l'abitudine; egli vuole imparare a discernere ciò che veramente risplende di luce propria (cioè l'Atman autoconsapevole e luminoso) da ciò che brilla di luce riflessa e che ha assunto l'apparenza e le funzioni della coscienza innata con un'illusoria e parziale identificazione con essa. E' come se il Sole (Atman) vedendo il proprio riflesso su di un lago, credesse erroneamente di essere quel lago tremolante.

Dalla visione dei maestri veggenti delle Upanisad sono poste le radici per una psicologia spirituale che cerca di insegnare ciò che “non si sa come possa essere insegnato” perché là (nella dimensione della purezza autocosciente dell'Atman) “né la vista, né la parola, né il pensiero arrivano” e pertanto non si può descrivere l'autocoscienza: non ha una forma come gli oggetti percepiti dai sensi; non è una funzione fisiologica e psichica come lo sono il “respiro, la vista, l'udito, la parola, il pensiero”. 

Non è una tecnica che rientra nel campo del fare, capite? Non si può “fare autocoscienza”, l'autocoscienza è oltre ogni azione fisica e psichica, non è uno stato emotivo, essendo l'autocoscienza al di là dell'emozione, degli stati inconsci e dei condizionamenti acquisiti. I “saggi veggenti vanno oltre queste cose”, le hanno dissolte, riconosciute come illusorie vibrazioni umano-cosmiche; pure gli stessi processi cognitivi, la stessa conoscenza, che separa ciò che è “noto” da ciò che è “ignoto”, viene trascesa dalla realizzazione meditativa, in questa dimensione si riscopre quella realtà senza tempo che è la vera coscienza immortale dell'Atman supremo.


L'assolutismo spiritualista. E' possibile anche una visione spirituale non dualista come quella proposta nello yoga vedanta del maestro Sankara, che si concentra sull'esperienza diretta ed essenziale della coscienza in meditazione, esperienza tanto più vivida, completa e pura quanto più ci si distacca dal flusso mentale dei pensieri e delle sensazioni.

Si giunge ad analizzare l'esperienza sensoriale come un dato illusorio, per cui si considera il mondo percepito come un fenomeno irreale che si manifesta e si sovrappone alla realtà della pura coscienza. In questa visione il mondo è una proiezione immaginaria della coscienza stessa, un “sintomo” di quando essa non si percepisce nella sua reale natura; come, per esempio, quando si proietta la sagoma di una persona, credendo di vedere un uomo, su quello che è in verità solo un tronco d'albero.

In sintesi il corretto discernimento ci fa capire che la materia non ha una sua esistenza reale, per cui non è neppure necessario cercare di spiegare come si sia creato l'universo partendo dallo spirito: non ha senso voler spiegare l'esistenza di qualcosa che non esiste, l'universo è solo un fenomeno che momentaneamente appare alla coscienza quando essa non è perfettamente limpida.    

Sankara afferma nel verso 31 dell' “Atman bodha”: “Tutto ciò che è oggetto di percezione - come il corpo, e così via - nasce dall'ignoranza ed è effimero come una bolla di schiuma. Si dovrebbe dunque comprendere di non essere tutto questo, e così raggiungere la conoscenza: io sono il puro Atman.”


Il ricercatore dovrà scrutare in queste visioni per trovare la propria verità tra: 1. Tu non esisti; 2. Tu sei un'idea generata dalla materia; 3. Tu sei l'esistenza; 4. Tu sei un'anima; 5. Tu sei un'anima figlia di Dio; 6. Tu sei Dio.  

  

CORSO di MEDITAZIONE

Vipassana Trascendentale

 

dal Lunedì al Sabato


dalle 10.00 alle 12.00

dalle 15.00 alle 17.00

dalle 18.30 alle 20.30

dalle 20.30 alle 22.00

La coscienza d'anima


“Io stesso mi incarnerò come vostro figlio.” Così disse il dio Shiva alla giovane coppia che lo pregava di poter concepire un figlio, ed essi nell'anno 788 d.C. generarono colui che divenne Adi Sankara, il più stimato maestro del vedanta, incarnazione di quel dio che periodicamente ritorna tra gli uomini quando essi ciclicamente ricadono nella più oscura ignoranza dell'anima.

Egli ritornò tra noi per ricordarci ancora una volta della realtà irriducibile della coscienza, e scrisse questi versi nell'Atman bodha:


21. “Come la percezione del colore azzurro si sovrappone a quella del cielo, così in chi è privo di discernimento la percezione delle attività del corpo e dei sensi si sovrappone a quella del puro Sé, la cui natura è Esistenza e Coscienza.”


33. “Poiché non sono la mente, in me non vi è sofferenza, né attaccamento, né avversione, né paura. Non ho energia vitale, non ho mente, sono puro. Questo affermano le scritture.”


35. “Come lo spazio, senza muovermi pervado ogni cosa, all'interno e all'esterno, sempre identico, puro, senza legami, senza imperfezioni.”


La coscienza, di cui parlano le scritture delle Upanisad, come ci ricorderà poi secoli dopo, il maestro degli insegnamenti vedanta Adi Sankara, è: “come lo spazio, pervade l'interno e l'esterno di ogni cosa, identico a se stesso e senza legami con altro.”


Questa coscienza che è l'essenza dell' Io sono, di ciò che Tu sei realmente, va ricercata, intuita, meditata, imparando a distinguerla dalle sovrapposizioni mentali, dai desideri, dagli attaccamenti, dalle paure, dalle sofferenze, dall'energia vitale, tutti aspetti dell'esistenza che rappresentano il “non sé” con il quale ci si identifica producendo il processo dell'ego.

Questa è la visione della coscienza maturata in ambito  dello yoga vedanta.



Meditazione sulla morte


E' una meditazione di conoscenza. Ogni religione, in un modo o nell'altro affronta il tema della morte. Una volta, quando ero ateo, prima di praticare la meditazione, prendevo per corrette quelle teorie che interpretavano la nascita delle religioni come un tentativo dell'essere umano di darsi conforto creando una storia di speranza per quella drammatica perdita definitiva che è l'uscita dalla vita di una persona cara. Ora penso che sì, questo aspetto è sicuramente presente e rilevante, ma meditando le Upanisad, come i testi di altri maestri spirituali, mi sono reso conto che il fondamento della religione non è la paura della morte, ma piuttosto l'impegno a far evolvere nell'essere umano qualità e potenzialità, di penetrare con la consapevolezza nell'inconscio, nello stato di sogno e nel sonno profondo, di comprendere le connessioni tra gli eventi umani e quelli naturali, nonché di allacciare buone relazioni di scambio con tutti i mondi, al fine di armonizzarsi nella più alta espressione possibile di prosperità, splendore, felicità, amore e libertà.

Proviamo a meditare su quanto ci è pervenuto dai veggenti, a tal scopo riporto due brani della Brhadaranyaka Upanisad (il primo è il discorso del maestro Yajnavalkya ad una delle sue due mogli) strofe II,4,14 e IV,4,1-2.

Meditiamo questa consapevolezza: quando appare la dualità, cioè la separatezza, si distinguono soggetto e oggetto, e si fa l'esperienza del dinamismo della vita conosciuta attraverso i sensi che la percepiscono, ma quando la dualità scompare venendo riassorbita nell'unità originaria allora la realtà è qualcos'altro, la morte è qualcos'altro. 


“Dove c'è dualità, vediamo l'altro, odoriamo l'altro, udiamo l'altro, parliamo all'altro, pensiamo all'altro, comprendiamo l'altro; ma quando tutto si è dissolto nel supremo Atman, come e chi possiamo odorare? Come e chi possiamo vedere? Come e a chi possiamo parlare? Come e chi possiamo pensare?  Come e chi possiamo comprendere? Come è possibile comprendere ciò attraverso cui ogni cosa è compresa? Come è possibile comprendere Colui che comprende?”


“Quando il sé vicino alla morte si indebolisce e diviene confuso, i soffi vitali si raccolgono  intorno a esso. Portandosi queste energie esso si ritira nel cuore. Quando la persona che è nell'occhio si ritira, il morente non distingue più le forme. Si dice allora:


È diventato unità, perciò non vede. È diventato unità, perciò non odora. È diventato unità, perciò non gusta. È diventato unità, perciò non parla. È diventato unità, perciò non ode. È diventato unità, perciò non pensa. È diventato unità, perciò non ha sensazioni È diventato  unità, perciò non conosce”.


Tratto da Fabio Valis, "Yoga per l' Anima. Il Libro dell' Atman Yoga", (2014).


  

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