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RAVENNA

Yoga per l' Anima


"Yoga per l' Anima" è il libro scritto nel 2014 per raccontare l' Atman Yoga, un insegnamento spirituale per una mente scientifica.

Verso il benessere con l' Atman Yoga

I BENEFICI DELLA MEDITAZIONE YOGA




Corpo e mente non sono separati e indipendenti. Questa concezione che in Oriente è radicata, in Occidente si era persa, ma oggi sta risalendo la china per riaffermarsi grazie anche alle più recenti ricerche di psiconeuroimmunologia che mettono in evidenza come i centri emotivi del cervello sono strettamente correlati al sistema immunitario e a quello cardiovascolare. Stress e tensioni indeboliscono i due sistemi, al contrario, una mente in pace con se stessa è il miglior alleato della salute fisica.

La conoscenza di sé apporta salute. Parlare di tutti i benefici che di anno in anno la ricerca medica scopre nella meditazione mi porterebbe a scrivere un lungo elenco clinico delle patologie trattate con le pratiche meditative, e per quanto lungo fosse questo elenco rimarrebbe comunque incompleto. Però tutto il discorso lo posso riassumere in due sole parole: la meditazione rasserenando l'anima migliora la condizione del corpo. Le frustrazioni psichiche nascono dai dilemmi che siamo chiamati a risolvere nel vivere e scegliere tra situazioni complesse che presentano sempre vantaggi e costi tra aspetti interiori ed esteriori: imparando a lavorare con la meditazione sui pensieri negativi e positivi si può condurre una vita più serena che eleverà naturalmente il livello di salute, diminuendo la spesa medica.

Durante la meditazione si diviene più coscienti e la mente e l'organismo si rilassano. Rallentando l’attività psichica e fisica il fabbisogno di ossigeno decresce, si ha una diminuzione della pressione arteriosa che porta ad una riduzione di quelle sostanze ormonali che stimolano l’angoscia, calano cortisolo, radicali liberi, acido lattico e si innesca così una riduzione dell’ansia e dell’aggressività. Inoltre questi fattori che vediamo calare (ipertensione, radicali, cortisolo) sono gli stessi che caratterizzano i parametri dell’invecchiamento; infine i due emisferi cerebrali iniziano a sincronizzare la propria frequenza vibratoria in schemi armonici.

Il nostro benessere e la nostra salute dipendono dalla pulizia, armonia, forza, stabilità, fiducia, pace, amorevolezza spirituale. Semplice vero? Queste qualità sono le vitamine dell'anima che ci nutrono e mantengono la dimensione psico fisico emotiva mentale al miglior livello possibile. Quindi non è sorprendente vedere come la ricerca scientifica abbia dimostrato l'efficacia della meditazione nel contenere gli effetti debilitanti di gravi patologie come il tumore e l'artrite reumatoide. In me riscontrai l'arresto della caduta dei capelli e la loro ricrescita. La tensione dello studio per gli esami universitari stava deteriorando la salute dei capelli, ma con la meditazione ho scoperto uno stato interiore di leggerezza che è stato benefico anche per quell'aspetto fisico. Con la meditazione, in particolare con quella del corpo di luce, penso si possa mantenere più alta la vigilanza del sistema immunitario ed infatti mi si sono ridotti i periodi influenzali. E la sensibile percezione del corpo vitale (pranico) con la visualizzazione permette di mantenere sotto controllo il modello della forma organica. Pure mi ricordo di allievi che superarono stati di insonnia e ansia.

Appare dimostrato come abbassando il livello di stress ci si protegga da infiammazioni alle articolazioni, come da coliche e gastriti. In Italia è stato avviato da Ausl dell'Umbria e della Toscana sessioni meditative per il recupero di gravi casi di anoressia. Recentemente numerose classi della scuola dell'obbligo hanno introdotto la meditazione per rendere gli alunni meno iperattivi e agitati e indirizzarli verso un più alto livello di coscienza di se stessi, dei valori etici e di ascolto e rispetto dell'altro, cioè come terapia antibullismo.

Programmi di meditazione sono presenti nelle strutture carcerarie di molti paesi, dall'India, all'Italia, agli Usa. E in Germania e Svizzera ci sono un paio di comunità cliniche che si dedicano ad applicare, con eccellenti esiti, programmi di meditazione come terapia per uscire dalla tossicodipendenza. Un team di neurochirurghi statunitensi ha presentato al M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology) di Boston il risultato di 10 anni di ricerca sulla meditazione, dimostrando che la meditazione rafforza le difese dell'organismo contro: invecchiamento, influenza, ipertensione, ansia, asma, depressione, panico, collera, psoriasi, colite spastica, cancro. Significativi miglioramenti sono stati misurati in tutti i soggetti già a partire dal secondo mese di pratica nella meditazione guidata (Corriere della Sera, 15.11.2003).

La produzione di neurotrasmettitori da parte del processo meditativo riprogramma le stesse cellule del corpo modificandone l'espressione genetica e inducendo nuovi comportamenti chimici che si ripercuotono positivamente sull'intero organismo.





Dai primi anni 70' la letteratura medica aveva già ben documentato l'effetto anti stress della meditazione, ma fino a qualche anno fa la si sconsigliava per i casi di depressione. Conosco uno psicologo che volle far smettere una ragazza depressa di meditare e dopo pochi mesi lei si impiccò al lampadario di casa.

Allora, al di là dei miei personali dubbi verso la sua decisione non avevo ancora trovato studi che dimostrassero che lui si stava sbagliando ad affrontare la questione e non interferii: l'idea prevalente infatti vedeva la meditazione come un processo di interiorizzazione che potesse portare il soggetto depresso ad una chiusura in un cerchio di pensieri ancora più neri; oggi che la ricerca clinica ha affrontato sperimentalmente in più occasioni la questione, ha potuto dimostrare i notevoli benefici della meditazione anche per i soggetti in depressione. Le ultime ricerche si concentrano sulla produzione di neurotrasmettitori che avviene durante una seduta di meditazione. Alla Boston University School of Medicine hanno scoperto che il meditare stimola la produzione del neurotrasmettitore Gaba, la cui carenza è stata rilevata nei soggetti affetti da stati depressivi; pertanto si va incontro in ambito medico alla proposta di pratiche meditative per la cura della depressione. Lo psichiatra Joh Teasdale dell'Istituto di Scienze cognitive di Cambridge ha visto dimezzarsi la ricaduta negli stati depressivi cronici dei pazienti sottoposti a terapia meditativa. E' noto che chi medita è meno soggetto a stati ansiogeni e di stress. Ritorno a questo tema, dai

più già conosciuto, per aggiungere qualche informazione più specifica. Uno dei primi ricercatori che nella metà degli anni '70 si occuparono di questo fenomeno fu lo psicologo e insegnante di Harvard, Daniel Goleman, autore tra l'altro di “La forza della meditazione” e del best seller “Intelligenza emotiva”.

La sua sperimentazione dimostrò come la meditazione accelerava la ripresa da un eccitamento da stress psichico. Cosa significa ciò? Facilmente lo capiamo con un esempio fisico: se una persona sedentaria ed una allenata vengono invitati a fare un chilometro in bicicletta; alla fine della corsa il cardiologo registrerà nella prima persona un'accelerazione cardiaca che si protrae nel tempo prima di ritornare alla normalità, e d'altra parte troverà che i battiti del cuore dell'atleta ritornano subito regolari, questo in forza del suo allenamento. Significa che l'atleta rispetto al sedentario ha una buona capacità di ripresa da un eccitamento da stress motorio. Le cose sono simili sul piano psichico; la sperimentazione condotta da Goleman e Gary

Schwartz ha posto alcuni soggetti meditatori di fronte a situazioni di vita con un alto rischio di infortunio, riscontrando che nei meditatori si attivavano più istantaneamente tutti i parametri fisiologici della risposta istintiva al pericolo, ma dopo l'attivazione fisiologica istantanea per affrontare il pericolo, si registrava pure un veloce rilassamento appena superata la fase critica. Scrive Goleman (in “La forza della meditazione”, pag. 187-192): “non appena un incidente stava per accadere, i loro corpi si mobilitavano in quella che i fisiologi chiamano reazione di “lotta o fuga” per essere pronti ad affrontare l'evento stressante, così il loro ritmo cardiaco aumentava e cominciavano a sudare più dei non meditatori. Ma non appena l'incidente era passato, i meditatori si riprendevano meglio, i loro segnali di eccitamento corporeo calavano più rapidamente di quelli dei non meditatori; erano più rilassati quanto i non meditatori continuavano a dare segni di tensione.”

Andando avanti nella sua ricerca Goleman spiega come: “tra chi medita si riscontra una minore incidenza di ansietà, di problemi psicologici, disordini psicosomatici, di raffreddori, mal di testa, insonnia. Invece la persona ansiosa affronta i normali eventi della vita come se fossero crisi, ogni minimo avvenimento aumenta la sua tensione, ed essa a sua volta ingigantisce un banale evento come una scadenza, un colloquio importante, l'appuntamento con il medico, fino a farlo sembrare un pericolo.” Ma la meditazione non migliora soltanto la capacità di rilassamento, ma pure la capacità di attenzione vigile, scrive Goleman: “L'affinamento dell'attenzione dura al di là della sessione di meditazione stessa: si mostra in una varietà di modi nel resto della giornata del meditatore. Si è scoperto che la meditazione, per esempio, aumenta la capacità di raccogliere sottili segnali percettivi nell'ambiente, e di prestare attenzione a ciò che succede piuttosto che lasciare la mente vagare altrove. Ciò significa che nella conversazione con un'altra persona, il meditatore sarà più empatico, poiché egli può prestare un'attenzione più intensa a ciò che l'altra persona sta facendo e dicendo, e può raccogliere meglio i messaggi nascosti che l'altro sta inviando.”

Ridotta l'ansia, aumentate le resistenze immunitarie: la sperimentazione condotta nel luglio del 2004 dall'Università del Wisconsin, prevedeva un giorno alla settimana di ritiro in meditazione per 2 mesi; i risultati riscontrati hanno mostrato un abbassamento del livello di ansia, una maggiore resistenza alle situazioni di stress, una potenziata risposta immunitaria, ed emozioni più positive.





E' stato dimostrato il collegamento fra invecchiamento e stress, la meditazione riducendo considerevolmente la produzione degli ormoni dello stress che per l'organismo sono molto tossici, rallenta il processo dell'invecchiamento. Keith Wallace, fisiologo statunitense dell'UCLA, nel '78 dimostro che nei soggetti che praticano la meditazione da almeno 5 anni si evidenziano indici di invecchiamento inferiori in media di 12 anni. Poi verso la fine degli anni '80 un'altra ricerca, condotta dal medico Jay Glaser, su un gruppo di 328 meditanti, dimostrò che i loro parametri fisiologici corrispondevano a soggetti con 5 - 10 anni in meno. Una successiva ricerca condotta dalle compagnie assicurative statunitensi confermò che le persone che praticano meditazione hanno una età biologica inferiore alla età cronologica di circa 12 anni, e registrano una spesa sanitaria inferiore mediamente del 70% riguardo alle visite d'ambulatorio, ai ricoveri ospedalieri, ed alle manifestazioni di tumori, infarti, infezioni, malattie nervose. Fa bene al cuore: la ricerca condotta presso lo Stress Institute della Roosvelt University nel 2001, rileva come meditare sia qualitativamente differente che passare un periodo in semplice relax, la meditazione predispone a un minor affaticamento del cuore regolandone il ritmo e migliorando le condizioni cardiache nei soggetti a rischio, inoltre migliora il metabolismo muscolare accrescendo la resistenza fisica. Miglioramenti generali: da 5 anni sono stati coinvolti 3.000 pazienti in un programma di meditazione al Centro Clinico tedesco di Essen-Mitte, miglioramenti significativi si sono riscontrati in svariate patologie, allungando l'aspettativa di vita nei casi di cancro. Anche la Lega italiana per la lotta contro i tumori gestisce corsi di meditazione yoga a Milano. I pazienti possono così ricevere una terapia di supporto con la quale poter ritrovare armonia tra il loro corpo martoriato dalla malattia e l'esistenza, migliorando la loro qualità della vita.



Meditare fa bene nello sport


Medici sportivi sovietici hanno ampiamente indagato la relazione tra la visualizzazione positiva in meditazione ed il rendimento fisico; in un esperimento prepararono i loro atleti seguendo 4 strategie differenti: il primo gruppo di atleti usò tutto il tempo dell'allenamento solo per allenarsi. Il secondo gruppo dedicò il 25% di quel tempo alla visualizzazione dettagliata dei movimenti dell'allenamento e del raggiungimento degli obiettivi da raggiungere. Il terzo gruppo dedicò metà di quel tempo alla visualizzazione ed il quarto gruppo si dedicò al 75% a visualizzare. Ai Winter Games di New York del 1980, il quarto gruppo risultò avere il maggior incremento di rendimento atletico, seguito dai gruppi tre, due, uno.



 

OM SHANTI


Tratto da Fabio Valis, "Yoga per l' Anima. Il Libro dell' Atman Yoga", (2014).

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