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Scuola Atmanyoga

di Meditazione e Yoga

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Via corti alle mura 26

RAVENNA

Yoga per l' Anima


"Yoga per l' Anima" è il libro scritto nel 2014 per raccontare l' Atman Yoga, un insegnamento spirituale per una mente scientifica.

Introduzione al libro dell' Atman Yoga

YOGA PER L' ANIMA



Lo si può leggere come il racconto di una storia di vita nella quale lasciarti coinvolgere con le pratiche di un percorso di consapevolezza trascendente.


Il maestro Patanjali che 2.500 anni fa scrisse gli "Yoga Sutra", disse: "i valori spirituali, le regole di condotta, le asana, i pranayama, l'interiorizzazione, la concentrazione, la meditazione, il samadhi, sono gli 8 rami che costituiscono la disciplina Yoga." "Il Libro dell' Atman Yoga" è dedicato a questi 8 rami del Raja Yoga come venne insegnato dal saggio Patanjali.


Dopo un mese di pratica sentirete che lo yoga dell'anima è cosa giusta e piacevole da approfondire, come viene sperimentato dagli allievi della "Scuola Atmanyoga di Meditazione di Ravenna".

Se avrete l'entusiasmo e la serietà di perseverare per un anno sul sentiero antico e sempre ignoto, realizzerete una salda pacificazione dell'animo e spero potrete giungere alla scoperta di una Realtà superiore. Realizzate che là è vastità e vivete senza attaccamenti, che là è armonia e lasciate andar via i conflitti, che là è libertà e siate sinceri, che là è presenza cosciente e siate senza ansia, che là è beatitudine e vivete nella gioia.



Spero

Quello che sto scrivendo vorrei che aiutasse comprendere quanto sia benefico accompagnare la propria vita alla ricerca spirituale. A ciò servono le domande, le riflessioni, le esperienze, le prescrizioni morali, le storie, gli aforismi, le pratiche di purificazione e armonizzazione energetica, le meditazioni. Raccoglierò i semi di 20 anni di sadhana (pratica spirituale) della "Scuola Atmanyoga di Meditazione di Ravenna" per comporre un manuale utile a coloro che seguono, o vorranno seguire, corsi di meditazione e yoga; pure un libro narrativo per coloro che ricercano un confronto tra la propria realizzazione spirituale personale con quella di altri che si sono incamminati fuori dagli ordini costituiti.


Utile

Come regolarsi con questo atteggiamento umano che sottolinea l'utilità delle cose? Vedo l'animo umano oscillante dentro i cerchi chiusi di due materialismi:quello consumistico, nel desiderio incosciente del superfluo, dell'abbondante e dello spreco, e quello più austero, nel rispetto coscienzioso dell'utile, del salutare e del futuro. Certo un materialismo è meglio dell'altro, ma il pensiero rimane comunque prigioniero dei noti meccanismi della mente che domanda: "come fare per avere soddisfazione? Come ottenere un vantaggio proficuo? A cosa mi serve?"

Leggo interessanti resoconti sull'utilità della meditazione. Ci viene spiegato che è una cosa utile da farsi, che ci può servire per migliorare questo o quell'altro aspetto del carattere, per risolvere questo o quell'altro problema della vita; la possiamo apprendere e praticare seguendo corsi on line, o tramite libri e cd, o andando nel centro yoga vicino a casa. Questo è il modo in cui se ne parla. Vorrei uscire dalla visione utilitaristica secondo la quale la meditazione sarebbe una cosa utile da farsi e raggiungere il lettore con un messaggio più antico e autentico: "la meditazione non è soltanto utile, ma è la stessa rivelazione della Tua innata essenza, è ciò che sei Tu."


Scopo

"Ricordati di Te. Ricolmati con la grazia della consapevolezza dell'essere presente e allora il fine sarà raggiunto".

Una piccola raccolta di brani della tradizione spirituale risalenti ad alcune migliaia d'anni fa, le "Upanisad", è stata pubblicata in Italia con questo sottotitolo: "la via alla liberazione". Il sottotitolo della raccolta è davvero ben centrato. Le Upanisad (parola il cui significato è ambivalente, per alcuni vuol dire "sedersi vicino" al maestro; per altri va tradotto con "correlazioni vicine" intendendo la visione di quelle corrispondenze che uniscono l'infinitamente piccolo mondo umano con l'infinitamente grande Universo, cancellando tali apparenti distanze e differenze) sono i discorsi del "primo induismo" o meglio definito come bramanesimo e riguardano pure la nascita della meditazione yoga.

Certo è importante il valore e la cultura della non violenza per non recare danno agli altri.

Certo è importante la chiara visione di ciò che è il mondo e di conseguenza l’atteggiamento di sincera descrizione di ciò che vediamo senza manipolare o accomodare i fenomeni per farli rientrare nei nostri modelli mentali.

Certo è importante l'essere onesti.

Certo è importante l'ottimismo, l'entusiasmo, la buona volontà, la fede.

Ma lo spirito che permea le Upanisad come lo yoga, sopra ogni altra prospettiva e valore, è proprio lo spirito della libertà, l'aprire al genere umano una via alla liberazione. La liberazione è l'idea che maggiormente ispira ogni prassi yogica. Liberazione di cosa? Da cosa? Come?

Lo scopo degli yogi è di aprire un cammino alla nostra liberazione in quanto esseri di infinita ed eterna energia cosciente.

Le gabbie in cui la coscienza è rinchiusa sono costituite da: attaccamenti ai piaceri, da sensi del dovere, da timori per la salute o altre paure. Se vedete come il desiderio del piacere, come il senso di responsabilità, come la paura per il futuro di affrontare perdite e disgrazie, leghi ad una visione ristretta e dolorosa dell'essere su questo mondo, allora la via alla liberazione, dice un maestro come Sankara, è il distacco: rafforzare la volontà di distaccarsi con la coscienza da attaccamenti e da identificazioni con i piaceri, doveri, paure è lo scopo.


C'è chi è fortunato e chi no... non si può cambiare...

Poi c'è chi la fortuna se la crea... e c'è chi se la distrugge... possiamo fare molto!








Origini

La storia dello yoga (giogo) ebbe inizio tanto tempo fa nelle terre dell'Estremo Oriente tra i nomadi pastori Arya (ariani = esseri nobili, celesti) così essi definirono se stessi. Quando una carovana si fermò al giungere del tramonto sulla vallata tra le alte vette montane, liberarono i cavalli dal giogo dei carri e prepararono i sacri fuochi secondo il rituale.

Accatastarono le fascine di legna, vi sparsero intorno l'erba sacra e accesero il fuoco al dio Agni.

Allora, davanti alle fiamme odorose di muschi, resine ed erbe, mentre il dio Surya del Sole andava a celarsi dietro l'alta cresta innevata, il saggio veggente iniziò a raccontare ciò che vedeva con l'occhio interiore della coscienza con una cantilena ritmica e melodiosa. Seduto a gambe incrociate, in quella che venne poi chiamata siddha asana (posizione dei saggi), egli aggiogò i sensi e la mente, cioè li legò stretti affinché non fuggissero via, come è loro solito fare, inseguendo distratti le forme del mondo nelle fluttuazioni mentali. Si concentrò nel fuoco interiore (tapas) per dare forza e forma alla chiara visione di un carro celeste con il quale ascendere nel mondo superiore degli dei. Intanto versava con un cucchiaio di legno buone offerte di burro fuso nel fuoco del dio Agni, e asceso tra gli dei con il carro della concentrazione, li invitava a elargire buone benedizioni per la tribù.

Con la consapevolezza di come tutta l'esistenza sia interconnessa, di come il tutto sia saggiamente ordinato dal rito del sacrificio, da intendersi come quel rito che intreccia naturali ed equi scambi di offerte tra la natura, gli uomini e gli dei, si celebrava la sacralità della vita.

Così nacque lo yoga, forse 10 mila anni fa, tra i popoli degli Arya. Da loro vennero fino a noi i "Veda", e le "Upanisad" cioè i libri della conoscenza sacra tramandati dalla tradizione mistica dei maestri del Vedanta; queste genti non costruirono templi, fortezze, palazzi, città, ritenendo le forme materiali delle illusioni (maya) soggette alla decadenza del tempo. Il loro unico monumento furono i libri, costruiti con le parole dei veggenti che videro e tramandarono la conoscenza eterna. La Conoscenza è Beatitudine, è l'Atman (Anima Suprema), è il Satcitananda, ovvero la Realtà (Sat) costituita di pura Coscienza (Cit) eternamente Beata (Ananda).

La concentrazione meditativa dello yoga è il "carro celeste" che trasporta l'anima del veggente nell'oceano del Satcitananda, dopo che egli ha aggiogato le fluttuazioni della mente. La concentrazione richiede passione, intesa come l'intensa aspirazione a conoscere direttamente il fondamento della realtà originaria, il fuoco della passione unito alla chiara conoscenza brucia l'illusione, chiamata maya.  


Volontà

Ogni disciplina, arte, scienza, religione, non nasce completa in se stessa. Piuttosto viene generata come un insieme di "idee e azioni" che si mescolano, si alimentano l'un l'altra, iniziano a danzare e si rafforzano prendendo una direzione rivolta alla realizzazione di una visione comune.

Così, prima del formarsi di questo insieme organico di "idee e azioni" che prenderà il nome di yoga, troviamo che i più antichi veggenti conoscitori del Brahman (la Realtà trascendente che in forza di un'illusione detta maya ci appare come una moltitudine di forme separate le une dalle altre) praticavano il tapas, ovvero l'accensione del fuoco interiore creato con la concentrazione della forza di volontà che illumina l'intelletto bruciando l'ignoranza illusoria di maya.

Il tapas è austerità, concentrazione, ardore, aspirazione, ascensione, passione, volontà, vigore, fervore, calore che ci riempie, ci brucia, ci purifica, ci risana quando siamo fortemente concentrati. I veggenti attenti a scorgere le connessioni sottili nella natura, videro nel tapas l'intima unità con altri fuochi: il sacro fuoco del dio Agni, fuoco terreno che veniva generato dallo sfregamento veloce di un'asta di legno orizzontale penetrandola con un'asta di legno verticale, questo fuoco, caro agli dei, brucia la materia grossolana ritrasformandola nella sua forma sottile, luminosa, e così la eleva, insieme ai desideri e alle aspirazioni umane, verso il cielo, governato da un altro potente fuoco: Indra, il fulmineo, dio del lampo, che con intuito e intelligenza sovrintende alla legge e all'ordine sulla Terra. Il quarto fuoco che si incontra ascendendo a dimensioni più alte, è quello del Sole, Surya, il dio dispensatore di forza vitale a tutte le creature, il supremo dorato, porta aperta sull'infinito.

Seppure distinti nelle qualità, nelle funzioni, nelle forme, questi fuochi: Tapas, Agni, Indra, Surya, sono uno solo: lo stesso Spirito che alimenta i fuochi sulla Terra, in Cielo, nell'Universo, arde come Conoscenza e Volontà nell'Uomo che si concentra. Dedicarsi con concentrazione alla conoscenza della Realtà, realizzandola come Unità, significa essere in yoga.


Conoscenza

Le cose fondamentali e più importanti le impariamo da soli nella solitudine, le cose migliori e più umane le impariamo in coppia, le cose utili e più problematiche le impariamo in gruppo con i colleghi e dagli amici. Non è il mercato, o il monastero, o la torre d'avorio, o il giardino incantato, o il campo di battaglia, che fanno la differenza; ogni "mondo" in cui andrai a vivere non è sostanzialmente diverso dall'altro, la differenza sta in quello che tu impari.

Se insisto sulla solitudine è perché ce ne poca, si crea un disequilibrio tra introversione ed estroversione, si vuole evitare la solitudine e si sta gonfiando il desiderio di mondo e quando capita la solitudine non la si sa vivere e non se ne sa cogliere i profondi e silenziosi insegnamenti che solo lei può donare.

Osservare, indagare, conoscere, imparare, questa è la via sulla quale siamo chiamati a camminare, siamo tutti pellegrini... E in questo cammino bisogna trovare un adeguato equilibrio tra la dimensione con se stessi, quella di intimità con l'altro, quella comunitaria. Sentiamo d'avere tale equilibrio, tale saggezza? Oppure stiamo perdendo la capacità di stare da soli, di stare in coppia e di stare in comunità? Cosa stiamo imparando?

E' bene che il nostro scopo sia la conoscenza di se stessi e degli altri, dei sentimenti, di come il mondo risuona dentro di noi, dei potenziali vitali, dei miti che si creano e si dissolvono, dei valori e dei propositi e di come vengono realizzati, dei conflitti e di come vengono superati, della percezione e della comprensione delle dinamiche tra gli esseri, del tempo e dello spazio relativi ed assoluti. La conoscenza solleva i veli di maya, ci fa progredire oltre le percezioni illusorie e le concezioni errate, è essa che ci libera dai condizionamenti e dai limiti. Ed è nello sperimentare in prima persona la conoscenza che libera dall'ignoranza riguardo a se stessi, che ci avviciniamo alla comprensione della realtà.


 





  

Con la prima parte del libro, "virtù e conoscenza", ci si apre alla visione della spiritualità yoga riguardo alla coscienza e ai condizionamenti, ai desideri, alla sofferenza e al distacco, al karma, alle reincarnazioni e alla liberazione, ai guna e all'alimentazione. In questa parte sono esposti i fondamenti dello yoga (i primi due degli 8 rami), che sono le virtù morali, base di una coscienza sana. Senza curare il fondamento morale della nostra esistenza non si realizzerà nessuna liberazione; bene lo affermò Patanjali nel verso I,20: "E' necessario praticare con fiducia e perseveranza, con concentrazione e ricettività, capacità di discernimento, forza fisica e morale." Solo se nella pratica si intrecciano indissolubilmente virtù e conoscenza, serietà ed entusiasmo, allora ci sarà evoluzione spirituale e profonda comprensione di ciò che siamo e del nostro esistere.


La seconda parte è dedicata a 30 asana (posture-attitudini, terzo ramo del Raja Yoga) e si rivela per ciascuna di esse l'intangibile valore energetico collegato ai chakra, ed il suo valore simbolico e spirituale. Come disse il maestro vedanta Sadananda: "Le asana sono atteggiamenti mentali simboleggiati da particolari posizioni del corpo." Verso 203 in "L'essenza del Vedanta".


La terza parte è dedicata a 7 pranayama, il quarto ramo dello yoga, cioè alla disciplina (yama) del soffio vitale (prana), energia universale che sostiene gli organismi viventi. Sperimenteremo con alcuni esercizi respiratori come l'energia che fluisce possa essere armonizzata per facilitare la pacificazione mentale e la concentrazione della coscienza, come brevemente sottolineò il maestro Patanjali nel verso I,34: "Il quietamento della mente si ottiene anche attraverso la lenta esalazione e ritenzione nell'inspirazione."


Nella quarta parte si descrive la meditazione, si inizia spiegando quella insegnata dal maestro Patanjali suddivisa in 4 stadi: "interiorizzazione, concentrazione, meditazione, samadhi." Per illustrare poi quella che è alla base della Scuola Atmanyoga ed esplorare alcune delle meditazioni che ritroviamo nelle Upanisad vediche, nella tradizione tibetana ed altre meditazioni per la guarigione. Infine trascrivo qui la mia "Atmanyoga Upanisad".


Nella quinta parte c'è un' autobiografia ed una raccolta delle esperienze di alcuni allievi della "Scuola Atmanyoga di Ravenna".


Patanjali, sperimentò come: "con la distruzione delle impurità, ottenuta grazie alla pratica degli 8 rami dello yoga, sorge la luce della conoscenza che culmina nel discernimento della profonda comprensione di sé." Aforisma III,28 degli "Yoga Sutra", l'opera più antica dello yoga, che in maniera sintetica e completa imposta i fondamenti di questa disciplina.




Se interessato a frequentare le lezioni di yoga a Ravenna per approfondire la conoscenza di Patanjali e delle discipline spirituali dell' Atman puoi scrivermi alla mia Mail, Fabio Valis: info@atmanyoga.it

 

La storia delle origini dello yoga vedico

Introduzione all' insegnamento della scuola yoga di Patanjali