Scuola Atmanyoga di meditazione e yoga di Ravenna
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160 ore di lezioni yoga gratuite nel 2015
Logo della Scuola Atmanyoga del maestro Fabio Valis aperta nel 1996 a Ravenna

Brhadaranyaka Upanisad


Colui che conosce, essendo in pace, calmo, distaccato, paziente, vede l' Atman in ogni cosa.


Svincolato dal male, dalla volgarità, dal dubbio, egli diviene uno tra coloro che conoscono l' immensità.


Leggi Patanjali

e medita


YOGA PER L' ANIMA

di Fabio Valis


1. Essere yogi


I,1. “Atha yoganusasanam = Adesso l'insegnamento dello yoga.”

La mente sorvola l'inizio, dà per superflui i primi passi, sorvola sul significato delle parole "adesso" e "insegnamento" e si precipita verso l'oggetto da cui si sente attratta, lo "yoga". Si interroga, se ne ha voglia e magari desiderosa chiede di ricevere qualche informazione: "avanti dimmi qualcosa dello yoga". Così inizia un viaggio che potrebbe non realizzare nulla, oppure condurre ad una estatica comprensione. Eppure era già tutto nel primo segno. Solo una mente davvero "attenta" si sofferma sulla realtà cercando di capire: "Perché adesso?” E' bene imparare le qualità dell'osservare, della riflessione ponderata che non dà nulla per scontato, che si sofferma a comprendere ogni passo fin dall'inizio. Così iniziano gli “Yoga Sutra” di Patanjali con “Atha = Adesso”. Forse che "prima" non era il momento che ti parlassi di ciò, io o tu o entrambi, non eravamo in sintonia per condividere questa conoscenza. Adesso siamo pronti, cogliamo questa opportunità, non rimandiamo il momento.

Adesso avviene l'incontro. Sappi che solo nell'adesso avviene l'incontro con la realtà. Cosa vai cercando se no? Continui ad alimentare ricordi che diventeranno fatui, continui ad alimentare speranze e paure che ti fanno palpitare il cuore facendoti sentire vivo sì; ma continuando a vivere in una "realtà della mente". Il prima e il dopo esistono nei ricordi e nelle immaginazioni della mente e in essa non c'è l'Essere reale.

Calati nell'Oceano dell'adesso e trova la chiara visione. "Qui ed ora" è pure il cuore dell'insegnamento dello zen. Impara a riconoscere la mente, i suoi ricordi, le sue costruzioni, i suoi pensieri, e a non identificarti, impara a distaccarti dall'identità creata attraverso l'atto mentale del prima e del dopo: sii qui ed ora, consapevolezza della presenza: “Adesso” è l'insegnamento stesso, adesso è la stessa realizzazione, come unione inscindibile dell'esistere.


I,2. “Yoga citta-vrtti-nirodhah = Yoga è la sospensione delle funzioni della mente.” Ti accorgi che la tua mente crea costantemente e vive di rappresentazioni? Ripropone con abitudine pensieri ricorrenti, altri nuovi ne genera, sia semplici che complessi e articolati, giudica, valuta e si interroga; e alla base di questo operare c'è il voler differenziare dando una forma ed un nome distintivo al Tutto, ritagliandolo in miliardi di pezzettini-parole, così crea il suo infinito vocabolario. Di questo gioco la mente è l'artefice, ma questo gioco suscita pure mille sfumature e vibrazioni energetiche che chiamiamo umori, emozioni, pulsioni, sentimenti, passioni; e di fronte a queste onde la mente spesso appare impotente. Ma cos'è la mente? La parola può solo avvicinarci alla comprensione, ma la parola stessa vela la realtà della mente, la modifica e annebbia la Conoscenza. Ma con gli insegnamenti dello yoga la conoscenza viene in essere senza parole, per mezzo della quiete, ed a tratti cogliamo la sospensione dell'attività mentale e del pensare discorsivo.

 

I,3. “Tada drastuh svarupe vasthanam = Allora il veggente è stabile in se stesso.” Vigile, aperto, lieto, immobile, silenzioso. Sospendi ogni identificazione. Non più fluttuanti onde nella mente. Aspetta, guardando senza voce. Allora Tu, niente può più contaminarti o descriverti o contenerti.

Quando le funzioni mentali si quietano nella meditazione profonda potrai conoscere la realtà di ciò che sei: verso I,29. “In seguito a ciò, vengono meno gli ostacoli e si acquisisce il proprio sé interiore.” Questo significa essere yogi, cioè essere conoscitori di sé. In un senso esplicito, cioè nel senso di coloro che hanno realizzato effettivamente questa conoscenza interiore siamo una piccola minoranza di esseri, viene detto che solo uno su mille riesce ad accedere alla conoscenza meditativa. Ma nel senso implicito tutti gli esseri sono dei veri yogi, cioè tutti noi siamo naturalmente e semplicemente quel sé, vanno solo rimossi gli ostacoli che ostruiscono la profonda comprensione della Realtà.  


I,4. “Vrtti sarupyam itaratra = Altrimenti è identificato con le funzioni mentali.” Se non sei uno yogi, cioè se non ti riconosci e non ti vedi come il sé stabile, cosa significa? Vuol dire che stai vivendo identificato nelle funzioni e rappresentazioni prodotte dalla mente, le puoi riconoscere con facilità, esse hanno il carattere della temporaneità, sono precarie, fluttuanti, manipolabili, condizionabili, variabili, soggette alle circostanze.

In questo senso si può indossare l'abito mentale dello scrittore, come del giocoliere o del vigile o dello yogi, ma sarà solo uno schema di comportamento e di pensiero, solo una riproduzione di funzioni mentali e sociali che velano e non rivelano il vero sé stabile, riconosciuto dal veggente,  da colui che vede la realtà del sé.

Queste identificazioni velanti sono gli ostacoli che vengono dissolti con la pratica dello yoga dell'anima, sono le impurità che vanno bruciate nel fuoco della conoscenza affinché la rivelazione si realizzi, come sperimentò il maestro: “con la distruzione delle impurità, ottenuta grazie alla pratica degli 8 rami dello yoga, sorge la luce della conoscenza che culmina nel discernimento della profonda comprensione di sé.”  Verso III,28.



Cos'altro stiamo aspettando?

Per quanto tempo ancora possiamo rimandare l'incontro con il reale? Ci sono tutti i segni che è tempo di praticare la consapevolezza; di dedicarsi alla realtà di come stanno le cose; di cosa è giusto fare; di come è urgente essere portatori di coscienza e pace. Cos'altro stiamo aspettando?

Può l'essere cosciente sperimentare serenità, se in ogni giorno mi occupo solo dei miei interessi, condizionato da schemi egoistici e di potere? Se la mia identità è plasmata da esigenze di profitto, da ruoli sociali, da relazioni spente e utilitaristiche, posso sentirmi libero e realizzato? Oppure, se l'essere di coscienza non si distacca da questi modelli distorti, finirà per sentirsi vittima di un'inquietudine stravolta, di un'arida mancanza di significato? E' tempo di trovare il tempo per la contemplazione della consapevolezza. Scienziati materialisti affermano che il cervello è l'organo più misterioso e complesso che la natura abbia creato, ma anche quando si parla in questi termini, sappiamo che stiamo pensando alla meraviglia intangibile della coscienza.

… Trovare tempo per la contemplazione: chi può, dopo aver meditato, voler ferire, danneggiare, uccidere, sfruttare, inquinare, mentire?  Non si tratta di dare enfasi a una verità raggiunta, così non funziona, non ha mai funzionato. Prima viene la contemplazione, il ritagliare nel proprio quotidiano il tempo per la meditazione, per la comprensione profonda, per l'espansione luminosa dell'essere, allora, dall'essere consapevolezza emerge la verità, e da questa verità realizzata in voi ecco fiorire i valori spirituali con i quali la vita del mondo può essere risanata.


Cos'è essenziale per me?

In ognuno di noi c'è il potere di migliorare la relazione con se stesso, con gli altri, con la natura, e con il trascendente. Queste 4 relazioni sono la nostra vita. Riscoprire in noi il potere di generare benessere nelle 4 relazioni, metterlo in azione, ed essere grati per la dolcezza che da esso si genera, è meditazione.

Il viaggio nella meditazione inizia con l'ascolto. Come in un viaggio fisico cambia la prospettiva nella quale vedo il paesaggio circostante, così nel viaggio interiore si trasforma il modo in cui guardo a me stesso. Divento più consapevole che attraverso le relazioni faccio l'esperienza di diversi modi: da quello dell'agitazione (rabbia, paura, ambizione), a quello dell'apatia (noia, indifferenza, incuria), e tra questi due estremi infelici sperimento la calma e l'equilibrio: esplorando questo stato imparo a elevare l'energia della consapevolezza verso la beatitudine.

Perché la visione raggiunge l'estasi se sai essere vero, assolutamente vero, nel tuo ascolto interiore… ci vuole semplice onestà mentre si guarda in sé. Lo sguardo interiore deve passare oltre ogni immagine e volgersi all'essenziale, Cos'è essenziale per me? Questa domanda mi apre alla meditazione e può portarmi al cuore dell'esistenza. Intraprendi questo viaggio come un gioco, ma con onestà: cosa è essenziale per Te? Passo dopo passo, minuto dopo minuto, andrai verso una limpida sottile chiarezza.

Guarderò oltre i miei abiti e abitudini, oltre i miei meriti e demeriti, oltre i miei limiti e abilità, oltre le mie fattezze fisiche e attitudini intellettuali, oltre la mia storia… se sono pronto per questa ricerca dell'essenziale allora realizzerò l'esistenza, perché la pienezza è oltre l'individualità, e noi possiamo conoscerla perché non siamo solo individui.


I buoni requisiti per essere uno yogi

Sadananda, maestro vedanta del 1400, inizia il suo insegnamento soffermandosi sulle caratteristiche richieste agli allievi per procedere con sicurezza sulla via della conoscenza che realizza la liberazione dal mondo delle illusioni, così in “L'essenza del Vedanta”, versi 15-25 elenca:

“I requisiti essenziali per l'allievo sono: il discernere tra il Reale permanente e il divenire impermanente, il distacco dai frutti prodotti dalle azioni, lo stabilizzarsi nelle 6 virtù, quali: la calma mentale, l'autocontrollo, l'autoraccoglimento, la pazienza, la concentrazione, la fiducia; e coltivare con passione l'aspirazione alla liberazione.”

Quanto profondamente sono radicati in noi questi requisiti? Riesci a percepire la realtà immutabile oltre i mutamenti delle forme materiali e psichiche? Sei capace di agire senza attaccamenti e pretese per guadagni e perdite? Sei in grado di stabilizzare la mente nello stato di calma? Puoi tenere sotto controllo il funzionamento dei sensi? Puoi ritirarti dall'estroversione della comunicazione per interiorizzarti nella coscienza priva di pensiero? C'è in te pacata tolleranza verso le condizioni avverse della vita? Mantieni ben focalizzata l'attenzione senza disperderti tra un pensiero e l'altro, tra un'immagine e l'altra, tra un'emozione e l'altra? Ti senti fiducioso di te e della intelligenza dell'esistenza rivolta al bene supremo? Dai valore alla libertà trascendente? Ebbene, con tanti più sì hai risposto a queste domande, con tanto più ardore ti senti in quest'ordine di caratteristiche caratteriali e cognitive, tanto più facile sarà il tuo cammino nello yoga. Ed è ponendosi domande come queste che comprendiamo il significato della pratica spirituale, essa è dialogo interiore e silenzio interiore: meditazione sulla coscienza.     


Ricordati che sei un Re

Vedo sottintesi profondi nella definizione di Raja Yoga ovvero lo yoga regale, lo yoga che vuole ricondurre la coscienza umana alla sua regalità.

Cosa significa essere un Re? Prima bisogna fare una premessa, non è corretto dire che un Re è una persona che ha il potere e che comanda, che può fare quello che desidera e che vive nell'abbondanza e nel lusso, perché costui potrebbe essere un usurpatore; come ci sono gli usurpatori che non sono veri Re anche se si sono appropriati dell'autorità; così ci sono dei veri Re che vivono in incognito, cioè senza possedere le manifestazioni visibili e materiali della regalità.

I simboli del vero Re sono lo scettro, il trono, la corona, il mantello e innumerevoli anelli e collane di gemme preziose.

Il Re che impugna lo scettro significa che ha la volontà.

La volontà è quella qualità che serve per realizzare le nostre aspirazioni, per praticare i nostri valori e seguire la voce della coscienza senza lasciarci intimidire o raggirare da altri o dalle circostanze avverse, significa non diventare succubi dalle decisioni altrui, la volontà è la forza che ci porta ad essere determinati e ben concentrati in ciò in cui crediamo giusto, quando abbiamo tale volontà  abbiamo 1o scettro del potere della forza interiore.

Il Re che siede sul trono significa che ha maturato la responsabilità.

La responsabilità verso i propri cari, verso gli altri, verso il regno, cioè è la virtù di colui che compie scelte responsabili per il benessere della terra e di tutte le creature che essa ospita, essere responsabili significa rispettare il valore della giustizia e promuovere l'armonia del vivente.

Il Re che porta la corona significa che è unito nel Supremo.

L'unità qui è simboleggiata dalla corona che come un'unica pura onda di luce dorata circonda il capo ricongiungendo l'emisfero destro con quello sinistro e l'anima individuale con il Sé superiore, in una armonia spirituale portatrice di saggezza. La saggezza viene appresa con pazienza e umiltà e con coraggio e fiducia va praticata.

Il Re che indossa il mantello significa che è protetto dalla magia.

La protezione magica è quella forza magnetica che ci circonda sostenendo le nostre azioni quando abbiamo imparato a comportarci rispettosamente  verso le forze sottili della natura.

Anelli e gemme preziose rappresentano le tante virtù interiori che possono arricchire in abbondanza la nostra vita di veri Re spirituali.


Biologia, cultura, mistica

Biologia e cultura, questi ingredienti sono gli unici che percepiamo con i sensi ordinari per cui costituiscono ciò che consideriamo reale. Il mistico è colui che cerca altro, colui che vuole conoscere e sperimentare la realtà fino ai suoi confini, il mistico viene chiamato anche saggio e veggente, cioè colui che vede chiaramente; al di là delle qualità che egli coltiva o che gli possono venire attribuite, egli è colui che cammina oltre i confini.

Innanzi tutto uscirà dal villaggio. E' da capire questo passo.

Il mistico può dedicarsi ad audaci ed impegnative lotte, come digiuni, privazione del sonno, astinenza sessuale, rinunciare a vestirsi sia sotto il Sole cocente sia sotto la neve; può esercitarsi per  stare senza respiro e fermare il battito cardiaco, può allungare e contorcere il corpo in forme estreme, trafiggerlo da parte a parte con lunghi aghi. Tutte queste pratiche hanno lo stesso fine: decondizionare il corpo dai programmi che la biologia ha imposto. Forse il mistico riesce veramente a liberarsi oltre le stesse leggi fisiche di spazio e tempo, acquisendo poteri considerati sovrannaturali come la levitazione, l'invisibilità, la bilocazione, la telecinesi, la telepatia ed il controllo degli elementi. Il mistico si sforza di portare il proprio essere vivente oltre i limiti della biologia e della fisica. Ma sa che questi passi sono solo una parte del cammino, egli è cosciente che tanti condizionamenti, limiti e programmi sono dettati dal villaggio.

La comunità umana si costituisce come una cultura con sistemi di regole per il comportamento; con sistemi di rappresentazioni mentali, definendo ruoli, responsabilità, meriti, peccati, distinzioni di classe, livelli di istruzione e di potere, istituendo la proprietà privata, il possesso di “particelle” di mondo. Il mistico vede tutte queste rappresentazioni culturali come maya: cioè l'illusione che affligge l'intelligenza, esse sono i frutti che germogliano dall'idea di “mio” ed “io”. Questi semi di “mio” ed “io” rappresentano l'identificazione dell'anima trascendente con la persona determinata e tale identificazione si rafforza a causa dell'energia del desiderio di: “mogli, buoi, figli”. Avere mogli giovani e fertili, avere mucche che danno buon latte, buoi per lavorare la terra e fauste stagioni che portino abbondanti raccolti, avere figli sani, forti e intelligenti che crescendo e sposandosi possano garantire una vecchiaia tranquilla ai loro genitori; che onorino il nome dei loro antenati e diano salda continuità e potere al nome della famiglia: questi sono i desideri. Questi sono gli orizzonti culturali dell'antica spiritualità delle comunità indiane; a questi desideri corrispondono innumerevoli rituali, privati, collettivi, sacerdotali, per ottenere tramite l'atto dell'offerta, della devozione, del sacrificio e della celebrazione gioiosa, il favore di innumerevoli divinità.

Ma una spiritualità più introversa ed orientata alla meditazione, più speculativa ed orientata alla conoscenza del reale, più aperta all'oceano della vitalità universale oltre l'identificazione ed il possesso, una tale spiritualità evade dal legame con Dio inteso come il Padre che ascolta le preghiere dei figli meritevoli e gli concede doni. Così il mistico yogi ricerca una pura trascendenza oltre le rappresentazioni mondane, cessa di desiderare “mogli, buoi, figli”, cioè “piaceri, poteri, futuro” e si abbandona ad un oggi vissuto nell'espansione di una coscienza quieta.      


Tratto da: Valis, "Yoga per l' Anima", pagine 14 - 19


Yoga per l' Anima

il Benessere spirituale 

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Corpo e mente non sono separati, questa consapevolezza viva in Oriente, in Occidente si era persa, ma con le recenti scoperte di psiconeuroimmunologia sta ritornando. Così in questa nuova scienza medica, come nello Yoga, si mettono in evidenza i legami tra i centri psichici ed emotivi del cervello, il sistema immunitario e quello cardiovascolare e organico.

Quindi una mente pacificata con la Meditazione diventerà la migliore amica del nostro benessere psicofisico e spirituale. Fabio Valis,

"Yoga per l' Anima", pag. 298, illustrato, Editore Claudio Nanni (2014), 15 euro.

'Yoga per l' Anima. Il Libro dell' Atman Yoga' del maestro Fabio Valis. Editore Claudio Nanni, edizione del marzo 2014

Yoga per l' Anima, il Libro dell' Atman Yoga. Introduzione

Fabio Valis maestro yoga

Fabio Valis autore di Yoga per l' Anima

Corsi di meditazione e yoga

Asana albero. Allieva Scuola Yoga Ravenna

"Yoga per l' Anima" è il libro scritto nel 2014 per raccontare l' Atman Yoga, un insegnamento spirituale per una mente scientifica.


YOGA PER L' ANIMA


Introduzione al Libro dell' Atman Yoga 

(pagine 7 - 12)


Lo si può leggere come il racconto di una storia di vita nella quale lasciarti coinvolgere con le pratiche di un percorso di consapevolezza trascendente.


Il maestro Patanjali che 2.500 anni fa scrisse gli "Yoga Sutra", disse: "i valori spirituali, le regole di condotta, le asana, i pranayama, l'interiorizzazione, la concentrazione, la meditazione, il samadhi, sono gli 8 rami che costituiscono la disciplina Yoga." "Il Libro dell' Atman Yoga" è dedicato a questi 8 rami del Raja Yoga come venne insegnato dal saggio Patanjali.


Dopo un mese di pratica sentirete che lo yoga dell'anima è cosa giusta e piacevole da approfondire, come viene sperimentato dagli allievi della "Scuola Atmanyoga di Meditazione di Ravenna".

Se avrete l'entusiasmo e la serietà di perseverare per un anno sul sentiero antico e sempre ignoto, realizzerete una salda pacificazione dell'animo e spero potrete giungere alla scoperta di una Realtà superiore. Realizzate che là è vastità e vivete senza attaccamenti, che là è armonia e lasciate andar via i conflitti, che là è libertà e siate sinceri, che là è presenza cosciente e siate senza ansia, che là è beatitudine e vivete nella gioia.


Vi ringrazio per la fiducia



Spero

Quello che sto scrivendo vorrei che aiutasse comprendere quanto sia benefico accompagnare la propria vita alla ricerca spirituale. A ciò servono le domande, le riflessioni, le esperienze, le prescrizioni morali, le storie, gli aforismi, le pratiche di purificazione e armonizzazione energetica, le meditazioni. Raccoglierò i semi di 20 anni di sadhana (pratica spirituale) della "Scuola Atmanyoga di Meditazione di Ravenna" per comporre un manuale utile a coloro che seguono, o vorranno seguire, corsi di meditazione e yoga; pure un libro narrativo per coloro che ricercano un confronto tra la propria realizzazione spirituale personale con quella di altri che si sono incamminati fuori dagli ordini costituiti.


Utile

Come regolarsi con questo atteggiamento umano che sottolinea l'utilità delle cose? Vedo l'animo umano oscillante dentro i cerchi chiusi di due materialismi:quello consumistico, nel desiderio incosciente del superfluo, dell'abbondante e dello spreco, e quello più austero, nel rispetto coscienzioso dell'utile, del salutare e del futuro. Certo un materialismo è meglio dell'altro, ma il pensiero rimane comunque prigioniero dei noti meccanismi della mente che domanda: "come fare per avere soddisfazione? Come ottenere un vantaggio proficuo? A cosa mi serve?"

Leggo interessanti resoconti sull'utilità della meditazione. Ci viene spiegato che è una cosa utile da farsi, che ci può servire per migliorare questo o quell'altro aspetto del carattere, per risolvere questo o quell'altro problema della vita; la possiamo apprendere e praticare seguendo corsi on line, o tramite libri e cd, o andando nel centro yoga vicino a casa. Questo è il modo in cui se ne parla. Vorrei uscire dalla visione utilitaristica secondo la quale la meditazione sarebbe una cosa utile da farsi e raggiungere il lettore con un messaggio più antico e autentico: "la meditazione non è soltanto utile, ma è la stessa rivelazione della Tua innata essenza, è ciò che sei Tu."


Scopo

"Ricordati di Te. Ricolmati con la grazia della consapevolezza dell'essere presente e allora il fine sarà raggiunto".

Una piccola raccolta di brani della tradizione spirituale risalenti ad alcune migliaia d'anni fa, le "Upanisad", è stata pubblicata in Italia con questo sottotitolo: "la via alla liberazione". Il sottotitolo della raccolta è davvero ben centrato. Le Upanisad (parola il cui significato è ambivalente, per alcuni vuol dire "sedersi vicino" al maestro; per altri va tradotto con "correlazioni vicine" intendendo la visione di quelle corrispondenze che uniscono l'infinitamente piccolo mondo umano con l'infinitamente grande Universo, cancellando tali apparenti distanze e differenze) sono i discorsi del "primo induismo" o meglio definito come bramanesimo e riguardano pure la nascita della meditazione yoga.

Certo è importante il valore e la cultura della non violenza per non recare danno agli altri.

Certo è importante la chiara visione di ciò che è il mondo e di conseguenza l’atteggiamento di sincera descrizione di ciò che vediamo senza manipolare o accomodare i fenomeni per farli rientrare nei nostri modelli mentali.

Certo è importante l'essere onesti.

Certo è importante l'ottimismo, l'entusiasmo, la buona volontà, la fede.

Ma lo spirito che permea le Upanisad come lo yoga, sopra ogni altra prospettiva e valore, è proprio lo spirito della libertà, l'aprire al genere umano una via alla liberazione. La liberazione è l'idea che maggiormente ispira ogni prassi yogica. Liberazione di cosa? Da cosa? Come?

Lo scopo degli yogi è di aprire un cammino alla nostra liberazione in quanto esseri di infinita ed eterna energia cosciente.

Le gabbie in cui la coscienza è rinchiusa sono costituite da: attaccamenti ai piaceri, da sensi del dovere, da timori per la salute o altre paure. Se vedete come il desiderio del piacere, come il senso di responsabilità, come la paura per il futuro di affrontare perdite e disgrazie, leghi ad una visione ristretta e dolorosa dell'essere su questo mondo, allora la via alla liberazione, dice un maestro come Sankara, è il distacco: rafforzare la volontà di distaccarsi con la coscienza da attaccamenti e da identificazioni con i piaceri, doveri, paure è lo scopo.


C'è chi è fortunato e chi no... non si può cambiare...

Poi c'è chi la fortuna se la crea... e c'è chi se la distrugge... possiamo fare molto!




INTRODUZIONE


Origini

La storia dello yoga (giogo) ebbe inizio tanto tempo fa nelle terre dell'Estremo Oriente tra i nomadi pastori Arya (ariani = esseri nobili, celesti) così essi definirono se stessi. Quando una carovana si fermò al giungere del tramonto sulla vallata tra le alte vette montane, liberarono i cavalli dal giogo dei carri e prepararono i sacri fuochi secondo il rituale.

Accatastarono le fascine di legna, vi sparsero intorno l'erba sacra e accesero il fuoco al dio Agni.

Allora, davanti alle fiamme odorose di muschi, resine ed erbe, mentre il dio Surya del Sole andava a celarsi dietro l'alta cresta innevata, il saggio veggente iniziò a raccontare ciò che vedeva con l'occhio interiore della coscienza con una cantilena ritmica e melodiosa. Seduto a gambe incrociate, in quella che venne poi chiamata siddha asana (posizione dei saggi), egli aggiogò i sensi e la mente, cioè li legò stretti affinché non fuggissero via, come è loro solito fare, inseguendo distratti le forme del mondo nelle fluttuazioni mentali. Si concentrò nel fuoco interiore (tapas) per dare forza e forma alla chiara visione di un carro celeste con il quale ascendere nel mondo superiore degli dei. Intanto versava con un cucchiaio di legno buone offerte di burro fuso nel fuoco del dio Agni, e asceso tra gli dei con il carro della concentrazione, li invitava a elargire buone benedizioni per la tribù.

Con la consapevolezza di come tutta l'esistenza sia interconnessa, di come il tutto sia saggiamente ordinato dal rito del sacrificio, da intendersi come quel rito che intreccia naturali ed equi scambi di offerte tra la natura, gli uomini e gli dei, si celebrava la sacralità della vita.

Così nacque lo yoga, forse 10 mila anni fa, tra i popoli degli Arya. Da loro vennero fino a noi i "Veda", e le "Upanisad" cioè i libri della conoscenza sacra tramandati dalla tradizione mistica dei maestri del Vedanta; queste genti non costruirono templi, fortezze, palazzi, città, ritenendo le forme materiali delle illusioni (maya) soggette alla decadenza del tempo. Il loro unico monumento furono i libri, costruiti con le parole dei veggenti che videro e tramandarono la conoscenza eterna. La Conoscenza è Beatitudine, è l'Atman (Anima Suprema), è il Satcitananda, ovvero la Realtà (Sat) costituita di pura Coscienza (Cit) eternamente Beata (Ananda).

La concentrazione meditativa dello yoga è il "carro celeste" che trasporta l'anima del veggente nell'oceano del Satcitananda, dopo che egli ha aggiogato le fluttuazioni della mente. La concentrazione richiede passione, intesa come l'intensa aspirazione a conoscere direttamente il fondamento della realtà originaria, il fuoco della passione unito alla chiara conoscenza brucia l'illusione, chiamata maya.  


Volontà

Ogni disciplina, arte, scienza, religione, non nasce completa in se stessa. Piuttosto viene generata come un insieme di "idee e azioni" che si mescolano, si alimentano l'un l'altra, iniziano a danzare e si rafforzano prendendo una direzione rivolta alla realizzazione di una visione comune.

Così, prima del formarsi di questo insieme organico di "idee e azioni" che prenderà il nome di yoga, troviamo che i più antichi veggenti conoscitori del Brahman (la Realtà trascendente che in forza di un'illusione detta maya ci appare come una moltitudine di forme separate le une dalle altre) praticavano il tapas, ovvero l'accensione del fuoco interiore creato con la concentrazione della forza di volontà che illumina l'intelletto bruciando l'ignoranza illusoria di maya.

Il tapas è austerità, concentrazione, ardore, aspirazione, ascensione, passione, volontà, vigore, fervore, calore che ci riempie, ci brucia, ci purifica, ci risana quando siamo fortemente concentrati. I veggenti attenti a scorgere le connessioni sottili nella natura, videro nel tapas l'intima unità con altri fuochi: il sacro fuoco del dio Agni, fuoco terreno che veniva generato dallo sfregamento veloce di un'asta di legno orizzontale penetrandola con un'asta di legno verticale, questo fuoco, caro agli dei, brucia la materia grossolana ritrasformandola nella sua forma sottile, luminosa, e così la eleva, insieme ai desideri e alle aspirazioni umane, verso il cielo, governato da un altro potente fuoco: Indra, il fulmineo, dio del lampo, che con intuito e intelligenza sovrintende alla legge e all'ordine sulla Terra. Il quarto fuoco che si incontra ascendendo a dimensioni più alte, è quello del Sole, Surya, il dio dispensatore di forza vitale a tutte le creature, il supremo dorato, porta aperta sull'infinito.

Seppure distinti nelle qualità, nelle funzioni, nelle forme, questi fuochi: Tapas, Agni, Indra, Surya, sono uno solo: lo stesso Spirito che alimenta i fuochi sulla Terra, in Cielo, nell'Universo, arde come Conoscenza e Volontà nell'Uomo che si concentra. Dedicarsi con concentrazione alla conoscenza della Realtà, realizzandola come Unità, significa essere in yoga.


Conoscenza

Le cose fondamentali e più importanti le impariamo da soli nella solitudine, le cose migliori e più umane le impariamo in coppia, le cose utili e più problematiche le impariamo in gruppo con i colleghi e dagli amici. Non è il mercato, o il monastero, o la torre d'avorio, o il giardino incantato, o il campo di battaglia, che fanno la differenza; ogni "mondo" in cui andrai a vivere non è sostanzialmente diverso dall'altro, la differenza sta in quello che tu impari.

Se insisto sulla solitudine è perché ce ne poca, si crea un disequilibrio tra introversione ed estroversione, si vuole evitare la solitudine e si sta gonfiando il desiderio di mondo e quando capita la solitudine non la si sa vivere e non se ne sa cogliere i profondi e silenziosi insegnamenti che solo lei può donare.

Osservare, indagare, conoscere, imparare, questa è la via sulla quale siamo chiamati a camminare, siamo tutti pellegrini... E in questo cammino bisogna trovare un adeguato equilibrio tra la dimensione con se stessi, quella di intimità con l'altro, quella comunitaria. Sentiamo d'avere tale equilibrio, tale saggezza? Oppure stiamo perdendo la capacità di stare da soli, di stare in coppia e di stare in comunità? Cosa stiamo imparando?

E' bene che il nostro scopo sia la conoscenza di se stessi e degli altri, dei sentimenti, di come il mondo risuona dentro di noi, dei potenziali vitali, dei miti che si creano e si dissolvono, dei valori e dei propositi e di come vengono realizzati, dei conflitti e di come vengono superati, della percezione e della comprensione delle dinamiche tra gli esseri, del tempo e dello spazio relativi ed assoluti. La conoscenza solleva i veli di maya, ci fa progredire oltre le percezioni illusorie e le concezioni errate, è essa che ci libera dai condizionamenti e dai limiti. Ed è nello sperimentare in prima persona la conoscenza che libera dall'ignoranza riguardo a se stessi, che ci avviciniamo alla comprensione della realtà. 

  

Con la prima parte del libro, "virtù e conoscenza", ci si apre alla visione della spiritualità yoga riguardo alla coscienza e ai condizionamenti, ai desideri, alla sofferenza e al distacco, al karma, alle reincarnazioni e alla liberazione, ai guna e all'alimentazione. In questa parte sono esposti i fondamenti dello yoga (i primi due degli 8 rami), che sono le virtù morali, base di una coscienza sana. Senza curare il fondamento morale della nostra esistenza non si realizzerà nessuna liberazione; bene lo affermò Patanjali nel verso I,20: "E' necessario praticare con fiducia e perseveranza, con concentrazione e ricettività, capacità di discernimento, forza fisica e morale." Solo se nella pratica si intrecciano indissolubilmente virtù e conoscenza, serietà ed entusiasmo, allora ci sarà evoluzione spirituale e profonda comprensione di ciò che siamo e del nostro esistere.


La seconda parte è dedicata a 30 asana (posture-attitudini, terzo ramo del Raja Yoga) e si rivela per ciascuna di esse l'intangibile valore energetico collegato ai chakra, ed il suo valore simbolico e spirituale. Come disse il maestro vedanta Sadananda: "Le asana sono atteggiamenti mentali simboleggiati da particolari posizioni del corpo." Verso 203 in "L'essenza del Vedanta".


La terza parte è dedicata a 7 pranayama, il quarto ramo dello yoga, cioè alla disciplina (yama) del soffio vitale (prana), energia universale che sostiene gli organismi viventi. Sperimenteremo con alcuni esercizi respiratori come l'energia che fluisce possa essere armonizzata per facilitare la pacificazione mentale e la concentrazione della coscienza, come brevemente sottolineò il maestro Patanjali nel verso I,34: "Il quietamento della mente si ottiene anche attraverso la lenta esalazione e ritenzione nell'inspirazione."


Nella quarta parte si descrive la meditazione, si inizia spiegando quella insegnata dal maestro Patanjali suddivisa in 4 stadi: "interiorizzazione, concentrazione, meditazione, samadhi." Per illustrare poi quella che è alla base della Scuola Atmanyoga ed esplorare alcune delle meditazioni che ritroviamo nelle Upanisad vediche, nella tradizione tibetana ed altre meditazioni per la guarigione. Infine trascrivo qui la mia "Atmanyoga Upanisad".


Nella quinta parte c'è un' autobiografia ed una raccolta delle esperienze di alcuni allievi della "Scuola Atmanyoga di Ravenna".


Patanjali, sperimentò come: "con la distruzione delle impurità, ottenuta grazie alla pratica degli 8 rami dello yoga, sorge la luce della conoscenza che culmina nel discernimento della profonda comprensione di sé." Aforisma III,28 degli "Yoga Sutra", l'opera più antica dello yoga, che in maniera sintetica e completa imposta i fondamenti di questa disciplina.



Oltre la notte

quando non è ancora mattino

c’è la pace nell’aria

fissa nelle punte delle stelle

profonda tra i neri profili degli alberi

trasparente negli slarghi delle vie

quella pace preludio di ogni risveglio


Meditazione dell' Aurora, 26.08.1994 - Ore 4,45


OM SHANTI


Tratto da Fabio Valis, "Yoga per l' Anima. Il Libro dell' Atman Yoga", (2014).



  

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