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RAVENNA

Brhadaranyaka Upanisad


Colui che conosce, essendo in pace, calmo, distaccato, paziente, vede l' Atman in ogni cosa.


Svincolato dal male, dalla volgarità, dal dubbio, egli diviene uno tra coloro che conoscono l' immensità.


Leggi Patanjali

e medita


YOGA PER L' ANIMA

di Fabio Valis


1. Essere yogi


I,1. “Atha yoganusasanam = Adesso l'insegnamento dello yoga.”

La mente sorvola l'inizio, dà per superflui i primi passi, sorvola sul significato delle parole "adesso" e "insegnamento" e si precipita verso l'oggetto da cui si sente attratta, lo "yoga". Si interroga, se ne ha voglia e magari desiderosa chiede di ricevere qualche informazione: "avanti dimmi qualcosa dello yoga". Così inizia un viaggio che potrebbe non realizzare nulla, oppure condurre ad una estatica comprensione. Eppure era già tutto nel primo segno. Solo una mente davvero "attenta" si sofferma sulla realtà cercando di capire: "Perché adesso?” E' bene imparare le qualità dell'osservare, della riflessione ponderata che non dà nulla per scontato, che si sofferma a comprendere ogni passo fin dall'inizio. Così iniziano gli “Yoga Sutra” di Patanjali con “Atha = Adesso”. Forse che "prima" non era il momento che ti parlassi di ciò, io o tu o entrambi, non eravamo in sintonia per condividere questa conoscenza. Adesso siamo pronti, cogliamo questa opportunità, non rimandiamo il momento.

Adesso avviene l'incontro. Sappi che solo nell'adesso avviene l'incontro con la realtà. Cosa vai cercando se no? Continui ad alimentare ricordi che diventeranno fatui, continui ad alimentare speranze e paure che ti fanno palpitare il cuore facendoti sentire vivo sì; ma continuando a vivere in una "realtà della mente". Il prima e il dopo esistono nei ricordi e nelle immaginazioni della mente e in essa non c'è l'Essere reale.

Calati nell'Oceano dell'adesso e trova la chiara visione. "Qui ed ora" è pure il cuore dell'insegnamento dello zen. Impara a riconoscere la mente, i suoi ricordi, le sue costruzioni, i suoi pensieri, e a non identificarti, impara a distaccarti dall'identità creata attraverso l'atto mentale del prima e del dopo: sii qui ed ora, consapevolezza della presenza: “Adesso” è l'insegnamento stesso, adesso è la stessa realizzazione, come unione inscindibile dell'esistere.


I,2. “Yoga citta-vrtti-nirodhah = Yoga è la sospensione delle funzioni della mente.” Ti accorgi che la tua mente crea costantemente e vive di rappresentazioni? Ripropone con abitudine pensieri ricorrenti, altri nuovi ne genera, sia semplici che complessi e articolati, giudica, valuta e si interroga; e alla base di questo operare c'è il voler differenziare dando una forma ed un nome distintivo al Tutto, ritagliandolo in miliardi di pezzettini-parole, così crea il suo infinito vocabolario. Di questo gioco la mente è l'artefice, ma questo gioco suscita pure mille sfumature e vibrazioni energetiche che chiamiamo umori, emozioni, pulsioni, sentimenti, passioni; e di fronte a queste onde la mente spesso appare impotente. Ma cos'è la mente? La parola può solo avvicinarci alla comprensione, ma la parola stessa vela la realtà della mente, la modifica e annebbia la Conoscenza. Ma con gli insegnamenti dello yoga la conoscenza viene in essere senza parole, per mezzo della quiete, ed a tratti cogliamo la sospensione dell'attività mentale e del pensare discorsivo.

 

I,3. “Tada drastuh svarupe vasthanam = Allora il veggente è stabile in se stesso.” Vigile, aperto, lieto, immobile, silenzioso. Sospendi ogni identificazione. Non più fluttuanti onde nella mente. Aspetta, guardando senza voce. Allora Tu, niente può più contaminarti o descriverti o contenerti.

Quando le funzioni mentali si quietano nella meditazione profonda potrai conoscere la realtà di ciò che sei: verso I,29. “In seguito a ciò, vengono meno gli ostacoli e si acquisisce il proprio sé interiore.” Questo significa essere yogi, cioè essere conoscitori di sé. In un senso esplicito, cioè nel senso di coloro che hanno realizzato effettivamente questa conoscenza interiore siamo una piccola minoranza di esseri, viene detto che solo uno su mille riesce ad accedere alla conoscenza meditativa. Ma nel senso implicito tutti gli esseri sono dei veri yogi, cioè tutti noi siamo naturalmente e semplicemente quel sé, vanno solo rimossi gli ostacoli che ostruiscono la profonda comprensione della Realtà.  


I,4. “Vrtti sarupyam itaratra = Altrimenti è identificato con le funzioni mentali.” Se non sei uno yogi, cioè se non ti riconosci e non ti vedi come il sé stabile, cosa significa? Vuol dire che stai vivendo identificato nelle funzioni e rappresentazioni prodotte dalla mente, le puoi riconoscere con facilità, esse hanno il carattere della temporaneità, sono precarie, fluttuanti, manipolabili, condizionabili, variabili, soggette alle circostanze.

In questo senso si può indossare l'abito mentale dello scrittore, come del giocoliere o del vigile o dello yogi, ma sarà solo uno schema di comportamento e di pensiero, solo una riproduzione di funzioni mentali e sociali che velano e non rivelano il vero sé stabile, riconosciuto dal veggente,  da colui che vede la realtà del sé.

Queste identificazioni velanti sono gli ostacoli che vengono dissolti con la pratica dello yoga dell'anima, sono le impurità che vanno bruciate nel fuoco della conoscenza affinché la rivelazione si realizzi, come sperimentò il maestro: “con la distruzione delle impurità, ottenuta grazie alla pratica degli 8 rami dello yoga, sorge la luce della conoscenza che culmina nel discernimento della profonda comprensione di sé.”  Verso III,28.



Cos'altro stiamo aspettando?

Per quanto tempo ancora possiamo rimandare l'incontro con il reale? Ci sono tutti i segni che è tempo di praticare la consapevolezza; di dedicarsi alla realtà di come stanno le cose; di cosa è giusto fare; di come è urgente essere portatori di coscienza e pace. Cos'altro stiamo aspettando?

Può l'essere cosciente sperimentare serenità, se in ogni giorno mi occupo solo dei miei interessi, condizionato da schemi egoistici e di potere? Se la mia identità è plasmata da esigenze di profitto, da ruoli sociali, da relazioni spente e utilitaristiche, posso sentirmi libero e realizzato? Oppure, se l'essere di coscienza non si distacca da questi modelli distorti, finirà per sentirsi vittima di un'inquietudine stravolta, di un'arida mancanza di significato? E' tempo di trovare il tempo per la contemplazione della consapevolezza. Scienziati materialisti affermano che il cervello è l'organo più misterioso e complesso che la natura abbia creato, ma anche quando si parla in questi termini, sappiamo che stiamo pensando alla meraviglia intangibile della coscienza.

… Trovare tempo per la contemplazione: chi può, dopo aver meditato, voler ferire, danneggiare, uccidere, sfruttare, inquinare, mentire?  Non si tratta di dare enfasi a una verità raggiunta, così non funziona, non ha mai funzionato. Prima viene la contemplazione, il ritagliare nel proprio quotidiano il tempo per la meditazione, per la comprensione profonda, per l'espansione luminosa dell'essere, allora, dall'essere consapevolezza emerge la verità, e da questa verità realizzata in voi ecco fiorire i valori spirituali con i quali la vita del mondo può essere risanata.


Cos'è essenziale per me?

In ognuno di noi c'è il potere di migliorare la relazione con se stesso, con gli altri, con la natura, e con il trascendente. Queste 4 relazioni sono la nostra vita. Riscoprire in noi il potere di generare benessere nelle 4 relazioni, metterlo in azione, ed essere grati per la dolcezza che da esso si genera, è meditazione.

Il viaggio nella meditazione inizia con l'ascolto. Come in un viaggio fisico cambia la prospettiva nella quale vedo il paesaggio circostante, così nel viaggio interiore si trasforma il modo in cui guardo a me stesso. Divento più consapevole che attraverso le relazioni faccio l'esperienza di diversi modi: da quello dell'agitazione (rabbia, paura, ambizione), a quello dell'apatia (noia, indifferenza, incuria), e tra questi due estremi infelici sperimento la calma e l'equilibrio: esplorando questo stato imparo a elevare l'energia della consapevolezza verso la beatitudine.

Perché la visione raggiunge l'estasi se sai essere vero, assolutamente vero, nel tuo ascolto interiore… ci vuole semplice onestà mentre si guarda in sé. Lo sguardo interiore deve passare oltre ogni immagine e volgersi all'essenziale, Cos'è essenziale per me? Questa domanda mi apre alla meditazione e può portarmi al cuore dell'esistenza. Intraprendi questo viaggio come un gioco, ma con onestà: cosa è essenziale per Te? Passo dopo passo, minuto dopo minuto, andrai verso una limpida sottile chiarezza.

Guarderò oltre i miei abiti e abitudini, oltre i miei meriti e demeriti, oltre i miei limiti e abilità, oltre le mie fattezze fisiche e attitudini intellettuali, oltre la mia storia… se sono pronto per questa ricerca dell'essenziale allora realizzerò l'esistenza, perché la pienezza è oltre l'individualità, e noi possiamo conoscerla perché non siamo solo individui.


I buoni requisiti per essere uno yogi

Sadananda, maestro vedanta del 1400, inizia il suo insegnamento soffermandosi sulle caratteristiche richieste agli allievi per procedere con sicurezza sulla via della conoscenza che realizza la liberazione dal mondo delle illusioni, così in “L'essenza del Vedanta”, versi 15-25 elenca:

“I requisiti essenziali per l'allievo sono: il discernere tra il Reale permanente e il divenire impermanente, il distacco dai frutti prodotti dalle azioni, lo stabilizzarsi nelle 6 virtù, quali: la calma mentale, l'autocontrollo, l'autoraccoglimento, la pazienza, la concentrazione, la fiducia; e coltivare con passione l'aspirazione alla liberazione.”

Quanto profondamente sono radicati in noi questi requisiti? Riesci a percepire la realtà immutabile oltre i mutamenti delle forme materiali e psichiche? Sei capace di agire senza attaccamenti e pretese per guadagni e perdite? Sei in grado di stabilizzare la mente nello stato di calma? Puoi tenere sotto controllo il funzionamento dei sensi? Puoi ritirarti dall'estroversione della comunicazione per interiorizzarti nella coscienza priva di pensiero? C'è in te pacata tolleranza verso le condizioni avverse della vita? Mantieni ben focalizzata l'attenzione senza disperderti tra un pensiero e l'altro, tra un'immagine e l'altra, tra un'emozione e l'altra? Ti senti fiducioso di te e della intelligenza dell'esistenza rivolta al bene supremo? Dai valore alla libertà trascendente? Ebbene, con tanti più sì hai risposto a queste domande, con tanto più ardore ti senti in quest'ordine di caratteristiche caratteriali e cognitive, tanto più facile sarà il tuo cammino nello yoga. Ed è ponendosi domande come queste che comprendiamo il significato della pratica spirituale, essa è dialogo interiore e silenzio interiore: meditazione sulla coscienza.     


Ricordati che sei un Re

Vedo sottintesi profondi nella definizione di Raja Yoga ovvero lo yoga regale, lo yoga che vuole ricondurre la coscienza umana alla sua regalità.

Cosa significa essere un Re? Prima bisogna fare una premessa, non è corretto dire che un Re è una persona che ha il potere e che comanda, che può fare quello che desidera e che vive nell'abbondanza e nel lusso, perché costui potrebbe essere un usurpatore; come ci sono gli usurpatori che non sono veri Re anche se si sono appropriati dell'autorità; così ci sono dei veri Re che vivono in incognito, cioè senza possedere le manifestazioni visibili e materiali della regalità.

I simboli del vero Re sono lo scettro, il trono, la corona, il mantello e innumerevoli anelli e collane di gemme preziose.

Il Re che impugna lo scettro significa che ha la volontà.

La volontà è quella qualità che serve per realizzare le nostre aspirazioni, per praticare i nostri valori e seguire la voce della coscienza senza lasciarci intimidire o raggirare da altri o dalle circostanze avverse, significa non diventare succubi dalle decisioni altrui, la volontà è la forza che ci porta ad essere determinati e ben concentrati in ciò in cui crediamo giusto, quando abbiamo tale volontà  abbiamo 1o scettro del potere della forza interiore.

Il Re che siede sul trono significa che ha maturato la responsabilità.

La responsabilità verso i propri cari, verso gli altri, verso il regno, cioè è la virtù di colui che compie scelte responsabili per il benessere della terra e di tutte le creature che essa ospita, essere responsabili significa rispettare il valore della giustizia e promuovere l'armonia del vivente.

Il Re che porta la corona significa che è unito nel Supremo.

L'unità qui è simboleggiata dalla corona che come un'unica pura onda di luce dorata circonda il capo ricongiungendo l'emisfero destro con quello sinistro e l'anima individuale con il Sé superiore, in una armonia spirituale portatrice di saggezza. La saggezza viene appresa con pazienza e umiltà e con coraggio e fiducia va praticata.

Il Re che indossa il mantello significa che è protetto dalla magia.

La protezione magica è quella forza magnetica che ci circonda sostenendo le nostre azioni quando abbiamo imparato a comportarci rispettosamente  verso le forze sottili della natura.

Anelli e gemme preziose rappresentano le tante virtù interiori che possono arricchire in abbondanza la nostra vita di veri Re spirituali.


Biologia, cultura, mistica

Biologia e cultura, questi ingredienti sono gli unici che percepiamo con i sensi ordinari per cui costituiscono ciò che consideriamo reale. Il mistico è colui che cerca altro, colui che vuole conoscere e sperimentare la realtà fino ai suoi confini, il mistico viene chiamato anche saggio e veggente, cioè colui che vede chiaramente; al di là delle qualità che egli coltiva o che gli possono venire attribuite, egli è colui che cammina oltre i confini.

Innanzi tutto uscirà dal villaggio. E' da capire questo passo.

Il mistico può dedicarsi ad audaci ed impegnative lotte, come digiuni, privazione del sonno, astinenza sessuale, rinunciare a vestirsi sia sotto il Sole cocente sia sotto la neve; può esercitarsi per  stare senza respiro e fermare il battito cardiaco, può allungare e contorcere il corpo in forme estreme, trafiggerlo da parte a parte con lunghi aghi. Tutte queste pratiche hanno lo stesso fine: decondizionare il corpo dai programmi che la biologia ha imposto. Forse il mistico riesce veramente a liberarsi oltre le stesse leggi fisiche di spazio e tempo, acquisendo poteri considerati sovrannaturali come la levitazione, l'invisibilità, la bilocazione, la telecinesi, la telepatia ed il controllo degli elementi. Il mistico si sforza di portare il proprio essere vivente oltre i limiti della biologia e della fisica. Ma sa che questi passi sono solo una parte del cammino, egli è cosciente che tanti condizionamenti, limiti e programmi sono dettati dal villaggio.

La comunità umana si costituisce come una cultura con sistemi di regole per il comportamento; con sistemi di rappresentazioni mentali, definendo ruoli, responsabilità, meriti, peccati, distinzioni di classe, livelli di istruzione e di potere, istituendo la proprietà privata, il possesso di “particelle” di mondo. Il mistico vede tutte queste rappresentazioni culturali come maya: cioè l'illusione che affligge l'intelligenza, esse sono i frutti che germogliano dall'idea di “mio” ed “io”. Questi semi di “mio” ed “io” rappresentano l'identificazione dell'anima trascendente con la persona determinata e tale identificazione si rafforza a causa dell'energia del desiderio di: “mogli, buoi, figli”. Avere mogli giovani e fertili, avere mucche che danno buon latte, buoi per lavorare la terra e fauste stagioni che portino abbondanti raccolti, avere figli sani, forti e intelligenti che crescendo e sposandosi possano garantire una vecchiaia tranquilla ai loro genitori; che onorino il nome dei loro antenati e diano salda continuità e potere al nome della famiglia: questi sono i desideri. Questi sono gli orizzonti culturali dell'antica spiritualità delle comunità indiane; a questi desideri corrispondono innumerevoli rituali, privati, collettivi, sacerdotali, per ottenere tramite l'atto dell'offerta, della devozione, del sacrificio e della celebrazione gioiosa, il favore di innumerevoli divinità.

Ma una spiritualità più introversa ed orientata alla meditazione, più speculativa ed orientata alla conoscenza del reale, più aperta all'oceano della vitalità universale oltre l'identificazione ed il possesso, una tale spiritualità evade dal legame con Dio inteso come il Padre che ascolta le preghiere dei figli meritevoli e gli concede doni. Così il mistico yogi ricerca una pura trascendenza oltre le rappresentazioni mondane, cessa di desiderare “mogli, buoi, figli”, cioè “piaceri, poteri, futuro” e si abbandona ad un oggi vissuto nell'espansione di una coscienza quieta.      


Tratto da: Valis, "Yoga per l' Anima", pagine 14 - 19


Yoga per l' Anima

il Benessere spirituale 

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Corpo e mente non sono separati, questa consapevolezza dell'Oriente in Occidente si era persa, ma ora sta ritornando con le recenti ricerche in psiconeuroimmunologia. In questa nuova scienza, come nello Yoga, si mettono in evidenza i legami tra i centri psichici ed emotivi del cervello, il sistema immunitario, cardiovascolare e organico. Quindi una mente pacificata con la Meditazione diventerà la migliore amica del nostro benessere psicofisico e spirituale. "Yoga per l' Anima", pag. 298. Editore Claudio Nanni (2014), 15 euro.

'Yoga per l' Anima. Il Libro dell' Atman Yoga' del maestro Fabio Valis. Editore Claudio Nanni, edizione del marzo 2014

Yoga per l' Anima, il Libro dell' Atman Yoga

Perché meditare? Leggi il libro sullo yoga di Fabio Valis

LA MEDITAZIONE PORTA OLTRE IL BENESSERE


Nel 570 a.C. in Cina nasce Lao Tzu maestro del Tao, vive 80 anni. Nel 566 a.C. nasce, nell’attuale Nepal, il Buddha, muore per avvelenamento a 88 anni. Il maestro yoga Naropa vive 84 anni. Marpa, maestro del leggendario Milarepa, vive 85 anni. Lo yogi Milarepa vive 83 anni e muore avvelenato. Questi maestri hanno vissuto attivamente, positivamente e consapevolmente, percorrendo a piedi molti chilometri tra le montagne, per raggiungere un villaggio e portare il loro insegnamento spirituale, oppure per raggiungere una grotta o un eremo in un luogo di ritiro. Si racconta che la durata naturale della vita dei più antichi yogi, fosse di 136 anni: nel non rispettare le sane abitudini veniva vista la causa dell'accorciarsi della vita naturale.


SII ATTIVO POSITIVO E CONSAPEVOLE, che questo sia per te un buon mantra.


L'allievo chiese: “E' vero che praticando seriamente lo yoga potrò avere una vita sana fino a 100 anni?” “Certo, gli rispose il maestro, e se ti concentri bene potrai rinascere quercia e vivere in salute per 300 anni.” Allora l'allievo capì che lo scopo degli yogi non era il benessere, la salute, la longevità, ma era la conoscenza stessa. La conoscenza di sé guarisce, rende immortali.





Il Libro dell' Atman Yoga, lo Yoga per l' Anima, è stato scritto dal maestro Fabio Valis per approfondire la conoscenza dei benefici sperimentati da allievi e maestri spirituali che praticano meditazione e yoga. Comprendere l'importanza dei valori universali dello yoga chiamati yama, e studiare la pratica delle asana in funzione dell' energia sottile dei Chakra. E apprendere le conoscenze della scienza mistica orientale riguardo la mente e la natura della consapevolezza del Sé superiore, ciò in rapporto alle scienze occidentali.

Scuola Atmanyoga di Fabio Valis

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