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Corso Meditazione Vedanta trascendentale Ravenna

Corso di Meditazione Vedanta

Kena Upanisad

Da chi è sospinto il pensiero nel suo volo?

Da chi è sollecitato il primo respiro?

Da chi è animata la parola pronunciata?

La vista, l’udito, quale dio li comanda?

Ciò che è l’udire dell’udito,

il pensare del pensiero,

il parlare della parola,

il respirare del respiro,

il vedere della vista!

I saggi che vanno oltre queste cose,

lasciato il mondo, diventano immortali.

Là la vista non arriva,

né la parola, né il pensiero.

Non sappiamo, né comprendiamo

come possa essere insegnato.

E’ altro da tutto ciò che è noto

e anche al di là dell’ignoto.

Così abbiamo udito

dalle spiegazioni degli antichi.

  

Come realizzare la consapevolezza dell' Anima trascendentale


"Io stesso mi incarnerò come vostro figlio.” Così disse il dio Shiva alla giovane coppia che lo pregava di poter concepire un figlio, ed essi nell'anno 788 d.C. generarono colui che divenne Adi Sankara, il più stimato maestro del vedanta, incarnazione di quel dio che periodicamente ritorna tra gli uomini quando essi ciclicamente ricadono nella più oscura ignoranza dell'anima. Egli ritornò tra noi per ricordarci ancora una volta della realtà irriducibile della coscienza, e scrisse questi versi nell' Atman bodha: 21. “Come la percezione del colore azzurro si sovrappone a quella del cielo, così in chi è privo di discernimento la percezione delle attività del corpo e dei sensi si sovrappone a quella del puro Sé, la cui natura è Esistenza e Coscienza.” 33. “Poiché non sono la mente, in me non vi è sofferenza, né attaccamento, né avversione, né paura. Non ho energia vitale, non ho mente, sono puro. Questo affermano le scritture.” 35. “Come lo spazio, senza muovermi pervado ogni cosa, all'interno e all'esterno, sempre identico, puro, senza legami, senza imperfezioni.”


La coscienza, di cui parlano le scritture delle Upanisad, come ci ricorderà poi secoli dopo, il maestro degli insegnamenti vedanta Adi Sankara, è: “come lo spazio, pervade l'interno e l'esterno di ogni cosa, identico a se stesso e senza legami con altro.” Questa coscienza che è l'essenza dell' Io sono, di ciò che Tu sei realmente, va ricercata, intuita, meditata, imparando a distinguerla dalle sovrapposizioni mentali, dai desideri, dagli attaccamenti, dalle paure, dalle sofferenze, dall'energia vitale, tutti aspetti dell'esistenza che rappresentano il “non sé” con il quale ci si identifica producendo il processo dell' ego.

Questa è la visione della coscienza maturata in ambito  dello yoga vedanta.


Si mediti su quanto ci è pervenuto dai veggenti, a tal scopo riporto un brano della Brhadaranyaka Upanisad (il  discorso del maestro Yajnavalkya ad una delle sue due mogli) strofe II,4,14 e IV,4,1-2.


“Dove c'è dualità, vediamo l'altro, odoriamo l'altro, udiamo l'altro, parliamo all'altro, pensiamo all'altro, comprendiamo l'altro; ma quando tutto si è dissolto nel supremo Atman, come e chi possiamo odorare? Come e chi possiamo vedere? Come e a chi possiamo parlare? Come e chi possiamo pensare?  Come e chi possiamo comprendere? Come è possibile comprendere ciò attraverso cui ogni cosa è compresa? Come è possibile comprendere Colui che comprende?”


Si mediti questa consapevolezza: quando appare la dualità, cioè la separatezza, si distinguono soggetto e oggetto, e si fa l'esperienza del dinamismo della vita conosciuta attraverso i sensi che la percepiscono, ma quando la dualità scompare venendo riassorbita nell' unità originaria allora l’ unica realtà che comprende tutto e da comprendere diventa l’ Atman stesso.


Una domanda per la ricerca interiore: “Da chi è sospinto il pensiero nel suo volo?” “Chi sta pensando?” si domanda il saggio nella Kena Upanisad, e rivolgendo la sua coscienza alla funzione stessa del pensare intuisce che qualcosa di nascosto c'è dietro al pensiero. La nostra indagine sulla coscienza inizia con questa domanda e con le esperienze maturate dai praticanti e maestri dello yoga, come ci sono state tramandate nel brano sotto riportato, tratto dalla “Kena Upanisad” scritta oltre 3 mila anni fa. Si conoscono 13 Upanisad dell'India pre cristiana, ed esse rappresentano di sicuro il punto più alto della conoscenza spirituale realizzata dai veggenti saggi Arya (ariani) e segnano gli inizi di quell'induismo a cui anche il Buddha si ispirò pur rinnegandolo.


Il veggente yogi è colui che con pratiche di purificazione della vista interiore e di concentrazione ed elevazione meditativa, ricerca la perfetta trasparenza di visione per imparare a distinguere il vero Sé originario (Atman) da ciò che vi si è sovrapposto ed è stato acquisito con il tempo e l'abitudine; egli vuole imparare a discernere ciò che veramente risplende di luce propria (cioè l'Atman autoconsapevole e luminoso) da ciò che brilla di luce riflessa e che ha assunto l'apparenza e le funzioni della coscienza innata con un'illusoria e parziale identificazione con essa. E' come se il Sole (Atman) vedendo il proprio riflesso su di un lago, credesse erroneamente di essere quel lago tremolante.


Dalla visione dei maestri veggenti delle Upanisad sono poste le radici per una psicologia spirituale che cerca di insegnare ciò che “non si sa come possa essere insegnato” perché là (nella dimensione della purezza autocosciente dell'Atman) “né la vista, né la parola, né il pensiero arrivano” e pertanto non si può descrivere l'autocoscienza: non ha una forma come gli oggetti percepiti dai sensi; non è una funzione fisiologica e psichica come lo sono il “respiro, la vista, l'udito, la parola, il pensiero”.


Corso di Meditazione Vedanta Trascendentale riservato solo a praticanti avanzati, su prenotazione, incontri individuali.

 

  

L' insegnamento trascendentale del Vedanta per la liberazione dell' anima